Convegno migranti gay sospeso, critiche al Rettore che si difende: "Sarà riprogrammato"

La giornata di studi "Richiedenti asilo. Orientamento sessuale e identità di genere" si svolgerà regolarmente, lo ha assicurato il Rettore dell'Università di Verona, ma non si sa ancora quando. Intanto piovono le critiche: "Preoccupa che anche le istituzioni si pieghino"

I manifestanti dinanzi al Rettorato di Verona durante il sit-in di protesta di ieri - ph Facebook Pianeta Milk

Si è sollevato un vero e proprio polverone dopo la scelta del Rettore dell'Università di Verona dr. Nicola Sartor di sospendere fino a data da destinarsi il convegno inizialmente programmato per il 25 maggio "Richiedenti asilo. Orientamento sessuale e identità di genere". Nella giornata di ieri, venerdì 18 maggio, dinanzi a Palazzo Giuliari si è svolto un sit-in di protesta, ove campeggiavano striscioni eloquenti che chiedevano le dimissioni dello stesso Rettore. Quest'ultimo, affiancato dal prorettore Antonio Lupo, ha quindi ricevuto in rappresentanza dei manifestanti il Segretario Nazionale Arcigay Gabriele Piazzoni e la presidentessa Arcigay Verona Laura Pesce. Stando alla nota divulgata dall'Università nelle ore immediatamente successive, il Rettore «ha ribadito le ragioni della sospensione della giornata di studio, assicurando che il convegno sarà riprogrammato».

Conferme in questo senso sono arrivate anche dallo stesso Segretario Nazionale Arcigay Gabriele Piazzoni, il quale in un post su Facebook spiega:

«Abbiamo ottenuto garanzie da parte dell’Ateneo che verrà riprogrammata nel più breve tempo possibile la giornata formativa "Richiedenti asilo: orientamento sessuale e identità di genere" che è stata annullata. Questa è una notizia positiva e Arcigay si assicurerà che sia cosi.

Resta l’amarezza di aver dovuto fare questo incontro e questo presidio di protesta, a causa del clima di intimidazione e paura prodotto dall’estrema destra al quale soccombono anche le istituzioni universitarie che dovrebbero essere uno dei bastioni della libertà, della cultura e della democrazia. Tutto ciò, permettetemi, è umiliante».

Caso dunque rientrato? Più o meno, perché nel frattempo una buona parte dell'opinione pubblica cittadina, quella, diciamo così, semplicemente "laica", amante dei diritti civili, non necessariamente omosessuale, così come non obbligatoriamente orientata verso alcun "estremismo" di sorta, ha deciso di far sentire la propria voce. Il dato trasversale, in questo senso, è che le giustificazioni del rinvio addotte dal Rettore Sartor non hanno convinto nessuno: da Giusepppe Civati, che ne ha chiesto le dimissioni «per non aver saputo garantire l'autonomia dell'Università», a Giorgio Pasetto, ex consigliere comunale tosiano e attuale presidente di Area Liberal, a tutti sono apparse ben altre le reali motivazioni che hanno spinto il dr. Sartor sulla via della, ufficialmente temporanea, rinuncia.

«La cancellazione da parte del rettore dell’Università di Verona della giornata di studio - scrive Pasetto in una nota - rappresenta un momento triste per l’immagine della nostra città, è una resa totale alle richieste di gruppi politici estremisti. A Verona la scienza lascia il passo all’intolleranza sociale e porta la nostra città ai tempi di Galileo Galilei e dell’Inquisizione».

Avevamo già sottolineato ieri il singolare parallelismo venutosi a creare tra quest'ultima vicenda e un'altra accaduta nel lontano febbraio del 2013. Anche allora la "cultura" divenne un "problema di ordine pubblico", e la supposizione che il Rettore attuale abbia compiuto la sua scelta volendo anzitutto evitare il ripetersi di scene similari a quelle viste in Ateneo cinque anni fa, resta indubitabilmente molto forte. Vi è però una differenza, tra le tante, rispetto ad allora che vale forse la pena sottolineare: l'incontro osteggiato dagli ambienti dell'estrema destra nel 2013 era stato promosso da un gruppuscolo di studenti che fu facile per molti identificare al tempo come "sinistri estremisti", mentre il convegno del 25 maggio 2018 avrebbe dovuto ospitare, ed è stato di fatto organizzato da, professori universitari.

Secondo quanto riportato dalla stessa locandina del convegno "sospeso", ad aprire i lavori della giornata di studi sarebbe stato il «saluto della Prof.ssa Olivia Guaraldo del Dipartimento di Scienze Umane». Ecco, giusto per dire, per chi abbia avuto modo anche una sola volta nella vita d'incontrarla, non esattamente quella che si potrebbe facilmente bollare come una pericolosa "facinorosa", o una temibile "sovversiva", piuttosto una pensatrice politica, per dirla con una definizione arendtiana, guidata nella sua vita accademica dal coraggio delle idee. Tutto ciò rende la scelta del Rettore alquanto banale e, forse proprio per questo, ancora più grave. A sottolineare questo aspetto della vicenda, è stato anche il Presidente comitato territoriale Arci Verona Luigi Turri, il quale in una nota divulgata ieri ha peraltro denunciato un ulteriore atto intimidatorio avvenuto nella giornata di venerdì:

«Se si considerano le mincacce esplicite, - scrive Luigi Turri  - la preoccupazione del Rettore può essere comprensibile, ma non sono assolutamente condivisibili le motivazioni addotte. Alla giornata di studi avrebbero preso parte docenti e avvocati, filosofi del diritto ed esperti in scienza politica, annullarla significa cedere proprio alle strumentalizzazzioni che si vorrebbero non essere parte del mondo accademico. In questo modo si è dato ragione a quei gruppi di estrema destra che in città continuano a imperversare e minacciare chi non la "pensa" come loro.

Il 17 maggio Fortezza Europa ha manifestato davanti all’istituto Montanari di Verona e di fatto bloccato l’iniziativa "No borders - No nations - Just people", un’installazione fotografica voluta dagli studenti stessi del liceo per sensibilizzare compagni e cittadini sulla tematica dell'immigrazione, mentre in giornata sono stati recapitati al circolo Arci/Arcigay Pianeta Milk una serie di volantini che recitavano "No rifugiati gay a Verona #stopdittaturagender", seguiti da simboli neofascisti – peraltro nel giorno in cui ricorreva la Giornata Mondiale per la lotta all’omo-bi-transfobia».

manifesti neofasciti al circolo Milk

Una foto dei volantini recapitati al circolo Arci/Arcigay Pianeta Milk

Il clima in città non pare insomma essere dei migliori, proprio per questo servirebbero almeno da parte delle istituzioni delle risposte "forti e chiare", dinanzi al preoccupante soffiare di un vento di montante intolleranza che è arrivato a coinvolgere non solo i muri delle strade di quartieri multietnici, ma evidentemente anche le aule universitarie, o un luogo culturale per eccellenza come il teatro. Ad evidenziare questa necessità, al contempo denunciando la deriva xenofoba in atto, è stato nelle scorse ore il consigliere comunale Michele Bertucco:

«La deriva della città verso l’intolleranza rispetto a tutto ciò che è altro o diverso da uno schema concettuale di destra sempre più estrema e xenofoba, - sottolinea Bertucco  - è un fatto che preoccupa, soprattutto quando anche le istituzioni cominciano a piegarsi come canne al vento. Lo schema è ormai consolidato: di fronte ad iniziative sgradite i gruppuscoli di estrema destra sovranisti, identitari e xenofobi alzano voce e bandiere ottenendo un arretramento da parte delle istituzioni. 

È pertanto necessario che le istituzioni a tutti i livelli riflettano sul proprio ruolo democratico e che il Sindaco si decida a prendere una posizione per la città, dimostrando di essere il Sindaco di tutti i veronesi e non solo di una parte. L’essere per la famiglia tradizionale, come ama ripetere Sboarina, non ha niente a che vedere con l’impedire che si discuta delle problematiche omo/bi/transessuali. Un cittadino è tale indipendentemente dal proprio orientamento sessuale».

Decisamente più pacata, seppur senza lasciare adito a fraintendimenti, è stata la reazione in merito da parte dell'On. Alessia Rotta del Partito democratico, nei confronti del dr. Nicola Sartor che, prima di diventare Rettore dell'Università di Verona nel maggio 2013, aveva fatto parte nel 2006 del secondo governo Prodi in qualità di sottosegretario al Ministero dell'Economia:

«Sono certa che l’Università di Verona farà prevalere quanto scritto a chiare lettere nel suo statuto, - spiega la parlamentare veronese Alessia Rotta - che prevede parità di trattamento e dialogo anche attraverso iniziative  scientifiche e che presto recupererà la giornata di studio su Lgbt e identità di genere. Con tutte le precauzioni di sicurezza del caso, ma anche con la certezza che l’accademia non si farà imbavagliare da oscurantisti omofobi che pensano, a torto, di mettere in gabbia il pensiero della città».

Molto più duro il commento sulla vicenda della consigliera comunale Pd Elisa La Paglia: «La città "moderata" si trincera nel silenzio e quando non connivente mette la testa sotto la sabbia. Serve un’altra vita umana come dieci anni fa prima di mettere un freno all’estremismo della destra veronese?». Ecco, la risposta auspicata a tale domanda è ovviamente che "no, si spera non serva un nuovo omicidio Tommasoli a risvegliare le coscienze moderate", proprio per questo ci si sarebbe aspettati un segno di solidarietà da parte della comunità accademica veronese (non è mai troppo tardi, comunque), mentre al momento pare che negli studi dei professori universitari la vita continui a scorrere tranquilla come se nulla fosse accaduto.

Il primo cittadino di Verona Federico Sboarina per ora non si è espresso sulla vicenda, il silenzio è d'oro, ma a parlare (o meglio, a scrivere) è stato il consigliere comunale di maggioranza Andrea Bacciga che su Facebook si è lasciato scappare un (sarcastico?) «mi dispiace molto...». Al di là di ogni malizia, volendo invece credere all'autenticità del dispiacere del consigliere Bacciga, siamo convinti dunque potrebbe essere favorevolmente accolta in Consiglio comunale un'eventuale richiesta da parte del Rettore Sartor, al quale suggeriamo per riabilitarsi dalle tante critiche ricevute in queste ore, di appellarsi esplicitamente al Comune di Verona, dinanzi alla necessità di mandare un messaggio istitutzionale forte a tutta la città, affinché venga ospitato in un luogo pubblico e simbolico come il Palazzo della Gran Guardia il convegno sospeso "Richiedenti asilo. Orientamento sessuale e identità di genere"

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