Ospedali aperti di notte, sindacato medici dirigenti: «Spot sulle nostre spalle»

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia vuole potenziare il progetto, ma il Coas risponde: «A pagarne il prezzo sarebbero ancora una volta i medici ospedalieri, il cui numero è in costante e rapido declino»

Foto di repertorio

Riteniamo che l'annuncio del presidente della Regione Veneto Luca Zaia di voler potenziare il progetto degli ospedali aperti la notte sia uno spot pubblicitario fatto sulle spalle dei medici. Gli ospedali, con i loro pronto soccorso, sono già aperti  h24, nonostante le strutture sanitarie siano sottorganico, con medici costretti ad orari e turni insostenibili.

È quanto dichiarato dal sindacato Coas Medici Dirigenti, in risposta alla "evoluzione" lanciata dal presidente Zaia, allo scopo tra l'altro di abbreviare le liste d'attesa. Secondo i rilievi della Regione Veneto, quasi 88mila persone si sono recate in ospedale in un giorno prefestivo, festivo o in orario serale. Con questa decisione la Regione vorrebbe dunque dare una risposta a questi utenti.
Secondo il Coas, però, «a pagarne il prezzo sarebbero ancora una volta i medici ospedalieri, il cui numero è in costante e rapido declino».

Esistono - prosegue l'associazione sindacale - perfino realtà particolari di grave rischio professionale per quei medici costretti a guardie interdivisionali con pazienti numerosi, logisticamente lontani e ad alta intensità di cure. Invece che correggere queste situazioni di rischio oggettivo, Zaia fa proclami da campagna elettorale permanente.
In tutta Italia, ormai, i medici ospedalieri sono costretti a turni massacranti, spesso costretti a spostarsi da una sede all'altra per coprire carenze di personale ben oltre i limiti dei 50 chilometri indicati dalle norme. Ciò accade in particolare negli ospedali periferici, dove quasi nessun medico accetta di andare a lavorare. Sono molteplici gli indizi di questo collasso sanitario: quando un primario va in pensione, l'azienda ospedaliera non ne assume un altro, ma passa le sue responsabilità ad altro medico che si fa carico di mandare avanti il reparto come "facente funzioni". Sono davvero tanti gli indici di una sanità sempre più in difficoltà e iniziamo a paventare un calo della qualità dei servizi e un rischio per la salute dei pazienti. Non chiediamo di perseguire il benessere di chi lavora in ospedale, ma almeno di non proseguire sulla strada dell'umiliazione dei professionisti.

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