Festa 2 giugno a Verona, il prefetto: «Auspico una Repubblica più solida, bella ed ospitale»

Il prefetto Donato Cafagna: «Il compleanno della Repubblica è la festa di tutte le istituzioni che ne sono parte e di tutti gli italiani che ne sono la materia vivente, lo spirito e la forza»

Le celebrazioni in piazza dei Signori a Verona per la Festa della Repubblica - fonte foto Facebook Sboarina Sindaco

Nella mattinata odierna si è celebrato  il  73° anniversario della Festa della Repubblica. La cerimonia istituzionale, organizzata dalla  Prefettura, dal Comune di Verona e dal Comando Forze Operative Terrestri di Supporto, si è svolta in mattinata in Piazza dei Signori  con la partecipazione di numeroso pubblico e dei  rappresentanti delle Istituzioni, delle Forze dell’Ordine, della Magistratura, dei Sindaci, alla presenza dei Gonfaloni di Comuni e Provincia e dei labari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.

Dopo l’Alzabandiera solenne, è stata data lettura del messaggio del Capo dello Stato, cui sono seguiti gli interventi del Sindaco e del Prefetto. Nel corso della manifestazione sono state consegnate cinque Medaglie d’onore concesse dal Capo dello Stato ai cittadini italiani deportati ed internati nei lager nazisti ed ai familiari dei deceduti: Dino Benedetti, Francesco Faccioli, Donato De Martini, Enzo Gradoli, Francesco Mantovani. La cerimonia si è conclusa con l’esibizione della banda del Comando Artiglieria Controaerei dell’Esercito Italiano.

Nel pomeriggio il Prefetto ha aperto al pubblico le sale di rappresentanza di Palazzo Scaligero organizzando, in collaborazione con il Comune e la Direzione dei Musei Civici,   visite guidate cui hanno partecipato numerosi visitatori che hanno particolarmente apprezzato l’iniziativa. Nella serata del 1° giugno la stessa Banda dell’Esercito Italiano si era esibita in un suggestivo concerto itinerante lungo le vie del centro cittadino. 

Il discorso integrale del Prefetto Donato Cafagna

«Cittadini di Verona e della provincia, Parlamentari, Sindaco di Verona,  Presidente e Sindaci della provincia, rappresentanti delle Istituzioni civili, militari, religiose, delle Forze dell’Ordine, esponenti delle organizzazioni economiche, sociali e sindacali, e delle associazioni di volontariato e combattentistiche, rappresentanti degli organi di informazione, a voi tutti porgo un caloroso saluto e un ringraziamento  molto sentito per essere qui a testimoniare insieme il senso profondo di appartenenza alla Repubblica Italiana di cui celebriamo il 73° Anniversario. Una partecipazione sentita e piena perché il compleanno della Repubblica è la festa di tutte le istituzioni che ne sono parte e di tutti gli italiani che ne sono la materia vivente, lo spirito e la forza.

Piazza dei Signori offre oggi a questa cerimonia lo scenario più elegante, ma al tempo stesso più evocativo di significati morali e spirituali, che affondano le loro radici nella storia di Verona.

E’ questo infatti il luogo che concentra gli edifici dove, a partire dalla stagione  comunale, si sono compiuti alcuni dei momenti importanti nella storia civile e politica della Città e talvolta dell’intero Paese.

Non casualmente i Veronesi scelsero  di collocare qui la statua di Dante Alighieri,   che forse attinse l’ispirazione per i suoi versi anche da un’aria così feconda di idee e di tensione civica.

Oggi il Presidente della Repubblica ci invita a ricordare con la consegna delle medaglie d’onore i cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti durante la 2^ guerra mondiale:

  • Dino Benedetti e Francesco Faccioli, che possono condividere con noi la gioia di veder riconosciuto il loro coraggio e la loro sofferenza;
  • Donato De Martini, Enzo Gradoli, Francesco Mantovani,  che sono rappresentati dai loro familiari, ai quali il Presidente della Repubblica affida il compito di conservare, insieme alle medaglie, la memoria del sacrificio dei loro cari.

E’ una memoria, che non può restare individuale, ma occorre diventi necessariamente collettiva,  perché rinnova la natura esemplare del messaggio dei padri, che per la Repubblica hanno combattuto e hanno sofferto, indicandoci la direzione  di un percorso che non può prescindere, in un quadro di democrazia e libertà, da quei valori di dignità, uguaglianza, tolleranza, che essi ci hanno affidato.

Il 2 giugno 1946, oltre che per il referendum, si votò, infatti, anche per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente, che in poco più di un anno avrebbero redatto e approvato la nostra Costituzione repubblicana, riuscendo nell’impresa straordinaria di fare  sintesi delle diverse anime rappresentate e trovando i motivi comuni di unità nel substrato unico di valori, di storia e di ideali del passato, che rappresentarono per loro, ma che in realtà rappresentano ancora per noi, le linee guida del presente e la piattaforma per il futuro.

Certo il contesto è molto mutato. Diverse sono le aspettative che giungono dalle diverse parti del Paese e cambiato è il quadro degli assetti  europei ed internazionali.

Sempre più rileviamo la complessità e l’interdipendenza dei fattori economici sul mercato mondiale, l’incidenza dei flussi migratori intercontinentali, la minaccia terroristica jihadista, ma anche fattori interni che ci richiamano alla patologia della corruzione e quella sempre più connessa della criminalità economica organizzata, e ancora i fenomeni generati dalla disgregazione sociale che colpisce soprattutto le donne e i più deboli: minori, anziani, persone fragili e svantaggiate.

Su questi e altri temi ugualmente decisivi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha richiamato con forza l’attenzione di tutti nel discorso rivolto, attraverso i Prefetti, al Paese, sottolineando ancora la necessità di un impegno diretto a garantire la coesione sociale e istituzionale, quale mezzo di  realizzazione  della sicurezza dei cittadini, del buon andamento delle Pubbliche amministrazioni e di quelle territoriali, della difesa dei territori e dell’economia dall’aggressione della criminalità organizzata.

Nel momento in cui condividiamo la Festa della Repubblica siamo chiamati su questi temi cruciali a condividere anche una risposta forte, ordinata e convergente mettendo a fattor comune le nostre risorse, le nostre capacità, il nostro lavoro. E mi riferisco all’apporto decisivo dei Sindaci, che dello Stato rappresentano uno dei gangli vitali perché a stretto contatto con il territorio, con i cittadini, con le innumerevoli esigenze e problematiche legate all’arte difficile di amministrare.

Penso allo spirito di sacrificio  delle donne e degli uomini della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia Penitenziaria, dei Vigili del Fuoco, delle Polizie Locali, chiamati a garantire sempre più, insieme alla prevenzione  e al contrasto dei reati e alla gestione dell’ordine pubblico e del pubblico soccorso, un filo diretto continuo, costante, fiduciario con la cittadinanza, che faccia percepire la sicurezza come un bene vivo e intrinseco alla società.

Ricordo ancora il prezioso apporto al sistema della sicurezza fornito dalle Forze Armate nell’operazione “Strade Sicure” e nei contesti in cui viene attivato il concorso, in occasione di pubbliche calamità.

Penso  soprattutto ai cittadini che ogni giorno nei loro posti di lavoro, nel settore pubblico e privato, con responsabilità e senso civico, rendono testimonianza concreta al principio scolpito nel primo articolo della Costituzione, un principio fortemente radicato su questo territorio, che recita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Ai cittadini rivolgo il più convinto auspicio perché la Repubblica, la nostra casa comune, possa diventare, con il nostro lavoro,  ancora più solida, bella e ospitale,  anche per le prossime generazioni.

Viva la Costituzione - Viva la Repubblica – Viva l’Italia»

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