Caso Balotelli e il flipper dei commenti che ancora non si spegne

C'è chi nega, chi minimizza, chi ridimensiona e chi tiene il punto. E tutto sembra un enorme litigio, dove l'importante non è individuare e risolvere il problema, ma riaffermare le proprie idee come un disco rotto

Mario Balotelli (Foto di repertorio)

Siamo arrivati a mercoledì 6 novembre e dunque sono passati tre giorni da quando il «caso Balotelli» è esploso. Anche se esploso, un po' come scoppiato, sono diventati dei verbi logori, a causa dell'uso e dell'abuso che spesso se ne fa in senso metaforico. In realtà, non è esploso nulla. C'è stato solo un calciatore che si è sentito rivolgere da pochi tifosi dell'Hellas Verona dei cori razzisti, ha preso la palla con le mani ed ha calciato il pallone contro gli ultras gialloblu. Un gesto di stizza, che però non sembra uno scoppio o un'esplosione. È più simile al colpo che viene dato alla pallina di un flipper per metterla in gioco. Ed effettivamente anche quello che è successo dopo assomiglia ad un flipper con provvedimenti e dichiarazioni che schizzano da tutte le parti. Ed ogni volta che la polemica sembra esaurirsi, ecco che arriva un nuovo commento, proprio come le due levette in fondo al flipper, con cui si cerca di rispingere in alto la pallina per farla rimbalzare il più possibile.

Ma una sola pallina non era abbastanza e allora ecco Luca Castellini, tifoso gialloblu e dirigente di Forza Nuova, che con le sue dichiarazioni ha aggiunto un'altra sfera nel flipper. E via, gli amministratori locali che non accettano l'etichetta di "città fascista" per Verona, che minimizzano e che non accettano neanche la punizione inflitta dal giudice sportivo, che ha chiuso per una giornata il settore del Bentegodi da cui si presume siano partiti i cori razzisti. Nel frattempo, anche per Castellini arriva una punizione e il tifoso viene bandito dal Bentegodi fino al 2030 ed indagato per il sospetto di aver violato la Legge Mancino.

Mentre dall'altra parte si cerca di tenere il punto, cercando però di dare la giusta dimensione al caso, senza gonfiarlo troppo. Balotelli precisa che non ce l'ha con Verona e che la sua battaglia non è contro tutti i tifosi gialloblu ma solo contro quelli razzisti. Una battaglia che andrebbe condivisa da tutti e non minimizzata. E per questo l'ex giocatore Lilian Thuram a Radio 24 ha definito pericoloso l'atteggiamento dell'allenatore dell'Hellas Verona Ivan Juric, il quale aveva dichiarato di non aver sentito i cori razzisti. «Il razzismo è una violenza - ha detto Thuram - Quando una persona viene aggredita, sono gli altri a dover dare una risposta giusta, non chi viene aggredito. Quando gli altri giocatori decideranno di uscire dal campo, le cose cambieranno velocemente. Se vedi in strada un'aggressione a una donna, che fai? Aspetti che lei trovi una soluzione?». Simile all'attacco di Thuram a Juric, ma caricato di significati politici è stato l'attacco dell'ex sindaco di Verona Flavio Tosi all'attuale sindaco Federico Sboarina. «Sboarina fin da subito avrebbe dovuto distinguere i pochissimi imbecilli dal resto dello stadio - è la riflessione di Tosi - Così agendo avrebbe riportato tutti alla realtà e difeso la tifoseria ingiustamente criminalizzata e l'intera città schifosamente demonizzata. Invece Sboarina ha negato tutto e così facendo ha involontariamente gonfiato ancor di più il caso». Fino ad arrivare al leader della Lega Matteo Salvini che sfrutta le parole di Luca Castellini come parafulmine, condannando il razzismo in tutte le sue forme, ma non si mostra solidale con Balotelli.

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E così il flipper continua a funzionare. E tutto sembra un enorme litigio, dove l'importante non è individuare e risolvere il problema, ma affermare e riaffermare le proprie idee come un disco rotto.

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