Decreto Salvini, in Veneto sarà applicato. Polato: «Pieno appoggio»

L'assessore alla sicurezza di Verona: «Un provvedimento che, per la prima volta, dà ai sindaci gli strumenti per intervenire operativamente sul territorio»

L'assessore Polato alla riunione di Anci Veneto

Oggi, 10 gennaio, a Roma si riunisce il direttivo nazionale dell'Anci, l'associazione dei comuni italiani, per discutere dell'applicazione del decreto sicurezza che porta il nome del vicepremier Matteo Salvini. Dopo l'annuncio di alcuni sindaci di non voler rispettare le regole contenute nel decreto, l'Anci si confronterà per ricomporre la frattura tra quei sindaci contrari al decreto e i colleghi che invece lo appoggiano.
In provincia di Verona, ad esempio, il decreto Salvini piace al sindaco di Verona Federico Sboarina e a quello di Concamarise Cristiano Zuliani. E non solo in provincia di Verona, perché ieri a Padova si è riunito l'Anci Veneto per prepararsi alla giornata di oggi. A rappresentare il Comune di Verona c'era l'assessore alla sicurezza Daniele Polato, il quale è uscito dall'incontro soddisfatto perché tutti i partecipanti hanno assicurato la piena applicazione del decreto sicurezza, decreto appoggiato politicamente dai capoluoghi di Verona, Vicenza, Rovigo, Venezia e Treviso.

Stiamo parlando di un decreto che finalmente fornisce norme e risorse per garantire la sicurezza delle nostre città, nell'interesse dei cittadini - ha detto Polato - Come amministrazione veronese appoggiamo in pieno i contenuti di questo provvedimento che, per la prima volta, dà ai sindaci gli strumenti per intervenire operativamente sul territorio. Non è vero che chi non è iscritto all'anagrafe non possa usufruire del servizio sanitario nazionale e che ci saranno più immigrati in giro per le strade, mentre è vero che ci sono maggiori dotazioni per le forze dell'ordine e che finalmente le cooperative che gestiscono i Cas dovranno pubblicare trimestralmente i dati e i servizi che erogano. Ci dispiace constatare che, con il fondo sicurezza, sono state destinate cifre importanti solo alle città metropolitane, proprio quelle amministrate dai sindaci che si stanno scagliando contro il decreto, ma che non hanno ancora detto di voler rinunciare alle risorse messe a disposizione dal governo.

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